10 Gen 2013
Vita di un povero scolaro

Questo è il racconto di una tipica giornata di uno scolaro sumero, ritrovato su una tavoletta, che dimostra quanto fosse severa e rigida l’educazione scolastica.

Quando mi alzavo presto la mattina,
mi volgevo a mia madre e le dicevo:
“Dammi la colazione, devo andare a scuola!”
Mia madre mi dava due focacce e io uscivo;
mia madre mi dava due focacce e io andavo a scuola.
A scuola l’incaricato della puntualità diceva:
“Perché sei in ritardo?”
Io ero impaurito e il cuore mi batteva,
entravo davanti al mio maestro e facevo l’inchino.
Il mio direttore leggeva la mia tavoletta, diceva:
“Ci manca qualcosa”, mi bastonava.
L’incaricato del silenzio diceva:
“Perché parlavi senza permesso?”, mi bastonava.
L’incaricato della condotta diceva:
“Perché ti sei alzato senza permesso?”, mi bastonava.
L’incaricato della frusta diceva:
“Perché hai preso questo senza permesso?”, mi bastonava.
L’incaricato di sumerico diceva:
“Perché non hai parlato sumerico?”, mi bastonava.
Il mio maestro diceva:
“La tua mano non è buona”, mi bastonava.

Le scuole sumere, dette edubba (casa delle tavolette), possono essere considerate le prime scuole dell’umanità e compaiono attorno al III millennio a.C. Inizialmente l’istruzione era associata con il “sacerdozio” e lo scopo di queste scuole era quello di fornire scribi capaci di gestire l’amministrazione del Tempio e del Palazzo. Successivamente la situazione mutò, in quanto si formarono scuole al di fuori dei templi e l’insegnamento prese a sua volta un carattere più laico. Queste scuole erano frequentate esclusivamente dai figli delle famiglie ricche che potevano permettersi di sostenere le spese degli studi e la quasi totalità degli scolari erano di sesso maschile.

A capo della scuola stava l’ummia, una sorta di moderno preside che veniva anche detto “il padre della scuola”. Gli alunni erano detti “i figli della scuola” e vi erano poi i “fratelli maggiori” che erano i professori assistenti che svolgevano le mansioni d’insegnamento. A questi si aggiungevano delle persone addette alla disciplina, che frustavano gli scolari poco disciplinati.

Dalle numerose tavolette che sono state ritrovate sappiamo che l’insegnamento era soltanto di tipo pratico: imparare a memoria la grammatica e la complessa pratica della scrittura. Per ottenere questo risultato gli scolari dovevano ricopiare lunghe liste di nomi di piante, animali, pietre ecc. fino a quando non erano in grado di riprodurle con facilità e scioltezza. Gli insegnanti controllavano, quindi, l’esattezza del compito svolto. Nella seconda metà del III millennio a.C. si ravvisa anche un secondo tipo di programma di insegnamento, più letterario e creativo. Questo consisteva nel copiare, imitare e creare testi letterari che riguardavano quasi sempre miti e racconti epici.

La scuola sumera era molto dura e pesante: gli allievi venivano obbligati a studiare duramente dall’alba al tramonto a partire dalla prima infanzia fino all’adolescenza. Non sappiamo se erano presenti vacanze, mentre il metodo pedagogico si basava soprattutto su punizioni corporali, come dimostra la presenza degli addetti alla disciplina; gli allievi, dice il maestro in una tavoletta, hanno le orecchie nella schiena.

Questo tipo di tavoletta per la scuola si chiama "lenticchia" o "ciambella". La parte posteriore di forma convessa si inserisce naturalmente nel palmo della mano. Ci sono 4 file di segni sul fronte della tavoletta. L'insegnante ha inciso in sumerico antico i segni nelle righe 1 e 2. Lo studente poi ha preso la tavoletta morbida e copiate il testo nelle righe 3 e 4.